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METODOLOGIA TERAPEUTICA

L’APPARECCHIATURA

L’intervento terapeutico sul lettino Massotrax si articola fondamentalmente in tre fasi.
1ª fase: inizia prima della messa in trazione delle strutture del rachide, il soggetto viene fatto accomodare sul lettino, gli viene detto di rilassarsi, vengono attuati i necessari fissaggi (blocco cosce-polpacci, blocco torace-braccia, eventuale posizionamento dell’imbracatura occipito-mentoniera se si vuole operare a livello cervicale) per la successiva trazione e si preriscaldano le parti da trattare (successivamente con la trazione e la massoterapia) con l’ausilio della termoterapia (diatermia,onde corte, infrarossi).
Questa fase, per ogni parte da trattare, può durare non meno di 10-15’ e in genere comunque non oltrepassa i 30’. In questa fase, mai dall’inizio ma dopo la seconda metà di termoterapia, si può iniziare il pretensionamento del soggetto (per il rachide lombare agendo sul fermo posto alla testa dell’asse cen-trale di scorrimento sul blocco del dinamometro, per il rachide cervicale posizionando kg 1 o al massimo kg 2 di contrappeso sulla corda dove viene agganciata l’imbracatura occipito-mentoniera) che consiste in un primo grado di trazione che il soggetto dovrà percepire come sensazione di allungamento lieve e piacevole.
2ª fase: realizza il momento centrale dell’intervento terapeutico con il MTX 103. Generalmente in prima seduta non supera i 15’ (in quanto si deve saggiare la terapia e valutarne a posteriori le reazioni), dalla seconda seduta in poi questa fase ha una durata che può variare tra i 20’ e i 30’.
In questa fase il paziente si presenta con le parti da trattare preriscaldate, pretensionate, si può quindi procedere con la trazione vera e propria che verrà attuata tramite la volantina per la trazione orizzontale micrometrica e i chilogrammi di trazionamento verranno letti sull’apposito dinamometro.
Fermo restando come unico e assoluto vincolo la sensazione del soggetto (che non dovrà mai essere dolorosa ancorché fastidiosa), in prima seduta si realizzerà una trazione non superiore a kg 12 ± 2. L’intensità della trazione lombare nel corso della seduta potrebbe autonomamente diminuire a causa del progressivo rilassamento dei tessuti muscolari, in tal caso si può recuperare la trazione precedente sempre comunque basandoci sulla sensazione del soggetto.
Per quanto riguarda la trazione cervicale in prima seduta generalmente, non si supereranno i kg 3 di trazione.
In seconda seduta in genere non ci si discosta molto dai parametri di riferimento della prima e comunque, già durante questa seconda seduta o al massimo in terza ci si porterà su parametri di trazione attorno ai kg 15-20 fermo restando sempre la sensazione del paziente. Nelle successive sedute si salirà nell’inten-sità di trazione compatibilmente alla sensazione del paziente e al rilassamento delle parti muscolari.
Per la trazione cervicale generalmente in prima seduta, non si superano i kg 2-3 di trazione, in seguito si potrà pian piano aumentare il carico (nelle successive 3-4 sedute) ma senza mai oltrepassare il peso di kg 6 salvo diversa prescrizione medica.
Per quanto concerne la trazione lombare, l’eventuale uso di spessori morbidi (cuscini sagomati) posti sotto la pancia del soggetto, possono servire a cambiare l’incidenza della trazione che si sposterà mag-giormente verso il rachide dorso-lombare.
In generale non si superano mai i kg 40 di trazione, più comunemente il target di riferimento di un ciclo di trattamento (che in genere varia dalle 5 alle 10 sedute) dalla seconda metà del ciclo si aggira sui kg 25 ± 5.
Ovviamente questi risultano essere dati statistici che possono differire dal caso particolare. Va ricordato per l’ennesima volta, ma trattasi di parametro fondamentale, che al di là dei dati numerici, il nostro lavoro sarà sempre subordinato alla sensazione del paziente il quale, non dovrà mai percepire dolore in trazione, bensì una piacevole sensazione d’allungamento.
In questa fase centrale del trattamento può agire il fisioterapista con le manovre massoterapiche. Generalmente in prima seduta si attueranno manovre più lievi e globali tipo sfioramento (con manovre longitudinali, circolari a pieno palmo), impastamento, frizioni con il palmo. Ricercheremo, e tramite la sensazione delle nostre dita e tramite i riferimenti di zone percepite come dolorose dal soggetto, le zone di maggior contrattura che in trazione risulteranno maggiormente dense o rigide.
Dalla seconda o terza seduta si potrà procedere con tecniche più mirate sulle zone di maggior contrattura quali ad esempio frizioni circolari praticate con i polpastrelli delle dita o ancora frizioni con le eminenze thenar o ipothenar. Potremmo utilizzare manovre quali il pince-roulé, il masse-roulé, ecc.
Il protocollo massoterapico è comunque molto elastico, a volte , già in prima seduta, si praticano delle manovre mirate o altre volte si inizia e si conclude un trattamento soltanto praticando manovre lievi e globali, tutto ciò ovviamente fa parte della pratica quotidiana e non può venir qui standardizzato in modo assoluto. Se il paziente si è presentato ad es. per un problema cervicale o dorsale, associato ad un problema lombare, in questa seconda fase potremmo integrare la massoterapia alla terapia fisica: ad es. operando della massoterapia in regione cervicale o dorsale e della terapia fisica (termoterapia, ultrasuonoterapia, ecc.) in zona lombare o viceversa. Tutto ciò ad es. potry avere lo scopo di aumentare il tempo di preri-scaldamento di una zona mentre il terapista opera in un’altra o di proporre i benefici di una determinata terapia fisica come coadiuvante alla massoterapia precedentemente attuata.
Questa versatility del Massotrax Mtx 103, ci consente una molteplicity d’interventi integrati, con un bene-ficio ben più ampio per il paziente ed un risparmio di tempo per il fisioterapista.
3ª fase: questa fase potrebbe risultare di minor importanza e perciò trascurabile. Ciò non è vero , trattasi invece di una fase da svolgere in modo accurato per il benessere del paziente.
Dopo aver pulito le aree cutanee massaggiate dai residui di oli o creme o quant’altro ( a meno che non si sia usato un prodotto che si vuol far rimanere sulla cute del paziente affinché possa beneficiare di eventuali effetti successivi vedi ad es. oli o creme riscaldanti), spiegheremo esaurientemente al paziente la modality con la quale dovry rialzarsi.
Per prima cosa mentre, lentamente, ritorneremo dalla trazione sia essa lombare o cervicale o entrambe, diremo al soggetto di continuare a stare rilassato come quando era in trazione, procederemo quindi nell’ordine: all’apertura della staffa che blocca le braccia, all’apertura della pressa che avvolge il torace, ritorneremo un po’indietro con il carrello scorrevole (costituito dalla pressa toracica più il piano d’appog-gio per le braccia) sull’asse centrale di scorrimento (quello del pretensionamento per capirci) agendo, sulla leva sita in testa all’asse stesso (sul blocco del dinamometro), in modo da facilitare il soggetto a rialzarsi ed infine sbloccheremo il blocco cosce-polpacci (il paziente sary ancora disteso e rilassato).
Ora il momento più importante: va ricordato che la schiena del paziente nella precedente mezz’ora si trovava in una situazione diametralmente opposta a quella che ha quando sta in piedi. Infatti si trovava a scarico di gravity ed in più le sue strutture rachidee erano allungate, diastasate da una forza trazionante che agiva su di un soggetto completamente rilassato. Quindi il riportarsi in piedi dovry essere necessaria-mente lento e cauto, si dovry dire al soggetto di alzarsi finché giunge in ginocchio (sul piano d’appoggio tibiale) esclusivamente con la forza delle braccia per risparmiare alla schiena una messa in tensione brusca che si opporrebbe vigorosamente alla situazione nella quale si trovava fino a quel momento (il rischio potrebbe essere la comparsa di contratture o l’accentuazione o il ripristino di quelle precedente-mente presenti). Questa fase potrebbe durare anche un paio di minuti, va ricordato al paziente che non c’è nessuna fretta. Quando il soggetto si trova in ginocchio sul piano tibiale ed eretto con il busto, solo allora può scendere tranquillamente dal lettino ed il trattamento risulta concluso.
Sary cura del terapista fornire al paziente alcune semplici indicazioni d’igiene di vita per la gestione più corretta della schiena (modality di sollevamento dei pesi da terra, in condizioni climatiche avverse utilizzo di panciera o altro indumento intimo per il mantenimento di una corretta temperatura della schiena, modality di seduta appropriata su di una sedia, atteggiamenti professionali corretti, eventuali attivity sportive più idonee, ecc.) ed eventuali esercizi ginnici di mantenimento da farsi a casa.


 
 
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